La Rocca di Nogarole

Le origini della rocca di Nogarole si fanno risalire intorno al sec. IX° e il suo nome deriva dalla famiglia "Nogarolis" di Francia venuti in Italia nel 933

Data:
05 Marzo 2020
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Attraverso le fonti d'archivio e la documentazione bibliografica, si è potuto accertare che nella prima metà del XIV secolo la tipologia costruttiva di questo complesso era quella di un castello-recinto dotato di sei torri: quattro piccole e due di dimensioni maggiori; oggi, di queste sei torri, esiste integralmente la torre d'angolo di nord-est, la quale conserva ancora evidenti i segni di un intervento effettuato nel 1409 e la successiva trasformazione in torre colombaia nel XVI secolo.
Delle rimanenti sono ancora visibili i ruderi di due torri d'angolo: quella di nord-ovest e quella di sud-est; nulla rimane invece della quarta torre angolare di sud-ovest.
All'interno dei granai, collocati sul lato nord del castello, sono tuttora evidenti i resti di una quinta torre situata fra le due torri angolari di nord-est e di nord-ovest, forse l’originaria torre d’accesso.
Durante la seconda metà dell'Ottocento, nel cortile del castello esistevano ancora le fondamenta di una sesta torre (il mastio) che aveva il lato maggiore di metri nove ed il voltatesta di metri sette, lo spessore del muro era di metri uno e settantacinque, occupava un'area di metri quadrati sessantatré ed era situata a metà circa del lato sud fra le due torri angolari di sud-est e sud-ovest.
Grazie alla preziosa scoperta di alcuni importanti documenti storici e alla ricerca effettuata sul luogo, è stato possibile ricostruire con apprezzabile precisione, l'aspetto trecentesco della Rocca, che coincide esattamente con la descrizione contenuta nell'Inventario Nogarola Archivio di Stato di Verona). La Rocca è un fortilizio di 60 x 80 metri e l'area occupata ha una forma geometrica trapezoidale corrispondente a circa 4924.50 metri quadrati. E' ubicata nell'area delimitata, ad est dalla strada Claudia Augusta Padana, a nord dalla campagna veronese, ad ovest dalla via Postumia e confinante a sud con il territorio mantovano. 
Nel medioevo questa zona era caratterizzata dalla presenza di varie paludi che costituivano un'ostacolo naturale alle aggressione dei nemici; nelle poche isole emergenti da queste paludi, si situavano i centri abitati.
L'ubicazione della Rocca di Nogarole è stata quindi dettata dalle particolari condizioni morfologiche del territorio circostante:
- la linea naturale del fiume Tione,
- il carattere paludoso del sito,
- la configurazione a terrazzo del terreno, posto ad una quota di circa 3 metri sopra il piano di campagna.

Il riassetto scaligero e le trasformazioni cinquecentesche.

Nel 1233 il castello-recinto fu incendiato dai guelfi di Mantova; in questo incendio vennero distrutte quasi interamente le strutture difensive appartenenti alla Rocca. In seguito, intorno al 1240-43 il complesso fu ricostruito da Enrico da Egna.
Nel 1345 Mastino II° della Scala avvia la costruzione del Serraglio (cortina fortificata a difesa del territorio veronese, da Valeggio sul Mincio fino a Nogarole Rocca). Viene costruita anche la cosiddetta Torre Storta , a guardia di un ponte sul fiume Tione, elemento per potenziare ulteriormente le difese della Rocca. L'opera fortificata venne interrotta nei pressi della Torre del Gazolo, per le difficoltà materiali incontrate a causa della natura paludosa del sito. Nel 1350 circa, la Rocca passa in eredità agli Scaligeri, come volere di Bailardino Nogarole, che nel testamento del 1339 lasciava in eredità i beni dei Nogarole a Mastino della Scala se il figlio Cagnolo non avesse lasciato eredi maschi.
L'apparato difensivo della Rocca di Nogarole, era costituito, oltre che dalla cinta muraria, da due linee di fossati: il primo addossato alle mura di cinta, il secondo più esterno posto a difesa delle cosiddette Bastite.
Le bastite o bastie erano in genere costruzioni appoggiate e non lontane dai castelli e utilizzate dalla popolazione come riparo in caso di guerre o aggressione da parte dei nemici. Nel 1405 la Rocca passa sotto il dominio dei Veneziani.
Come è stato brevemente accennato in premessa, gli accessi alle porte che conducono all'interno della Rocca sono tre e sono collocati sui lati est, nord ed ovest.
Il primo, quello situato sulle mura occidentali è preceduto da una salita che, tramite un antico ponte medioevale ad una arcata, unisce il castello alla "corte bassa" cioè a quel complesso di fabbricati ad uso agricolo che un tempo costituivano l'antica bastia esterna; questo accesso presenta ancora evidenti i segni del restauro avvenuto alla fine del 1500 (infatti di quell'epoca sono i possenti pilastri, l'arcata con bugnature ed il grande stemma della famiglia Bevilacqua-Lazise). La seconda porta di accesso al castello è situata , invece, sulle mura occidentali tra l'oratorio e la barchessa, risulta molto meno elaborata della precedente e presenta solamente uno stemma gentilizio della sopracitata famiglia posto sulla chiave di volta dell'arco. Per accedere a questa porta vi è un piccolo ponte di recente costruzione che sostituisce l'antico ponte levatoio del quale, fino alla metà del XIX secolo, è documentata l'esistenza. Infine, la terza ed ultima porta è collocata presso i ruderi della torre sud-est; per accedervi si devono oltrepassare due ponti in laterizio entrambe sicuramente di epoca basso medioevale. Il primo, ad una sola arcata , si trova sulla fossa di difesa esterna, mentre il secondo., a tre arcate decrescenti, si salda alle mura del castello ed è collocato sopra la fossa di difesa interna che anticamente lambiva gli spalti della fortezza.
Erano , inoltre, parte integrante del sistema difensivo la fossa Pila (oggi Reina ) che con le sue acque alimentava tutte le fosse di difesa ed un tratto del fiume Tione situato a sud del castello. Il paesaggio paludoso e boschivo che circondava anticamente il nucleo fortificato di Nogarole, era complementare al complesso difensivo del castello, e rappresentava un mirabile esempio di perfetta integrazione fra l'architettura militare e l'ambiente circostante al fine di un potenziamento strategico e militare di tutta la zona. Erano , inoltre, parte integrante del sistema difensivo la fossa Pila ( oggi Reina ) che con le sue acque alimentava tutte le fosse di difesa ed un tratto del fiume Tione situato a sud del castello.
Il paesaggio paludoso e boschivo che circondava anticamente il nucleo fortificato di Nogarole, era complementare al complesso difensivo del castello, e rappresentava un mirabile esempio di perfetta integrazione fra l'architettura militare e l'ambiente circostante al fine di un potenziamento strategico e militare di tutta la zona.
Il castello e i terreni confinanti vengono venduti successivamente, nel 1544 dall'incanto di Rialto a Leonardo Boldù per 520 ducati, ma con l'obbligo di eliminare tutte le strutture difensive della Rocca. Il nobile Boldù, lo stesso anno lo cedette al conte Giovanni Bevilacqua-Lazise che, non molto tempo dopo lo lasciava ad un suo fratello; in seguito rimase ai discendenti di questa famiglia fino al 1878.
La successiva trasformazione del recinto fortificato in complesso dominicale con corte agricola, avviene quindi adattando le strutture preesistenti, come confermano le murature perimetrali del complesso costituite dai tratti superstiti delle mura di cinta e le numerose iconografie del XVI° e XVII° secolo.
Nel 1879 il Sig. Benedetto Barbieri acquista la Rocca e i dicendenti ne rimasero in possesso fino al 1971, ovvero fino alla scomparsa dell'ultima rappresentante di questa famiglia, la Sig.na Maria Barbieri che la donò a sua volta all'amministrazione Provinciale di Verona, la quale istituì un’apposita “Fondazione Barbieri” per la gestione della donazione.

Dall’Ottocento ad oggi

Nell’articolazione in cui ci è pervenuto il complesso si può suddividere per grandi corpi di fabbrica con destinazioni differenziate. Spicca, in primis, il poderoso corpo dominicale (d’ora in poi corpo di fabbrica A), sviluppato su quattro livelli, il più basso accessibile solo dal vallo. Il piano terra e quello nobiliare, costituiva la residenza signorile realizzata nel Cinquecento, ma con riaggiornamenti ottocenteschi. E’ composta da una trentina stanze, quasi tutte coperte a volte reali al pian terreno, e dal volte leggere (in incantucciato) al piano nobile. Il nucleo più interessante ed antico è quello situato al piano terra e comprende un insieme di nove stanze ed un porticato di accesso verso la corte. Di apprezzabile valore storico-architettonico sono le volte a crociera, a ombrello e lunettate, che caratterizzano i soffitti di tutta questa parte di residenza. Fa parte del complesso residenziale anche un piccolo oratorio a pianta rettangolare con volta a sesto ribassato collocato sul lato nord-est.
All'esterno dell'oratorio, davanti alla soglia della porta d'ingresso, si trova un gradino di marmo sul quale è incisa una iscrizione latina; sulla medesima superficie, inoltre, sono raffigurati in due piccoli ovali, gli stemmi araldici della nobile famiglia Bevilacqua-Lazise. L’individuazione delle diverse fasi costruttivo-trasformative e l’identificazione - laddove le permanenze lo hanno consentito – delle destinazioni d’uso originarie e successive, hanno permesso di cogliere nei suoi plurimi risvolti il valore culturale e materiale dell’edificio, mettendo le basi per quella comprensione ‘integrale’ del manufatto, ch’è premessa indispensabile per una corretta e consapevole proposta d’intervento conservativo e di utilizzo del bene architettonico. Le indagini più recenti, avviate a metà degli anni ’50 in occasione degli interventi avviati d’urgenza per consolidare l'intera ala nord della struttura (già allora in fase di crollo) e una più meticolosa ‘lettura diretta’ del manufatto condotta nel 1993/96 (nel corso di studi effettuati una tesi di laurea) hanno contribuito a chiarire le numerose trasformazioni apportate al complesso, mettendo in luce la straordinaria originalità dello stesso, sorto dall’accorpamento di fabbriche diverse: la cortina muraria con le torri, la residenza signorile (palatium), le scuderie, le stalle, la barchessa, la piccola cappella.

Ultimo aggiornamento

Lunedi 26 Ottobre 2020